
Titolo originale: The Aviator
Regia: Martin Scorsese
Cast: Leonardo DiCaprio, Alec Baldwin, Cate Blanchett
Musiche: Howard Shore
Produzione: USA 2004
Genere: Biografico
Durata: 160 minuti
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Interpretazione: ![]()
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Sceneggiatura: ![]()
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Trama
Anni ‘30. Il giovane magnate Howard Hughes (Leonardo DiCaprio) si impone ai riflettori del mondo dirigendo e producendo personalmente il kolossal “Angeli dell’inferno”, film incentrato sulle battaglie aeree. Il ragazzo, appassionato di aviazione e grande cinefilo, colpisce per la sua ostinazione, le ardue imprese e la ricchezza ostentata. I suoi progetti lo portano a fondare una compagnia aerea in grado di rivaleggiare con la Panam di Juan Trippe (Alec Baldwin) e rivoluzionare il modo di concepire il volo tecnico. Combatterà fino in fondo le accuse degli avversari, gli amori aggressivi e le manie ossessive compulsive dalle quali sarà afflitto.
Recensione
Martin Scorsese dedica un preciso progetto cinematografico al ricco Howard Hughes, il cui carisma induce il regista non solo a compiere una descrizione visiva legata a contenuti storicamente convalidati, ma a costruire un vero e proprio inno biografico ad una figura eclettica in grado di far breccia nel sogno americano costituito da opportunità, fama e ricchezza. Questo ritratto, composto da parentesi oscure e panorami interiori assai lusinghieri, stimola la riflessione dello spettatore attraverso un’accurata indagine nei meandri di una mente geniale, propositiva e purtroppo anche ossessiva. Scorsese concentra nel prologo il primo argomento capace di incuriosire il pubblico, ovvero la produzione lunga ed estenuante del film “Angeli dell’inferno”, che reca in sé un paradosso fondato sul binomio guerra libertà, contenuto fortemente accentuato da Howard Hughes e reso inno di una nazione potente e privilegiata dal punto di vista sociale. Non è tanto il risultato del lavoro di Hughes a interessare Scorsese, quanto il modus operandi del magnate e le sensazioni vissute nel corso del concepimento e della costruzione progettuale ed effettiva. Nell’inusuale processo compiuto da Hughes per salire alla ribalta e confermarsi, l’uomo affronta le paure, l’istinto a isolarsi dalla socialità, la diffidenza nei confronti delle donne e l’irresistibile fascino esercitato dal potere mediatico. Scorsese unisce elementi che calcano le strade percorse dal ragazzo geniale, viaggiando insieme a lui attraverso gli anfratti misteriosi della celebrità. La prima sequenza assoluta del film prevede un’immagine prettamente iconografica e perciò simbolica con una madre che lava amorevolmente il suo bambino, impartendo dolci lezioni di vita, condotta comportamentale e significato dell’emarginazione sociale. Ciò che incide di tale scena è il concetto di purezza, costituito a tutti gli effetti dall’acqua e dallo sfondo che circonda soffusamente le due figure inscritte in esso. Questa sarà la chiave di volta per interpretare le manie che affliggeranno Hughes per tutta la sua esistenza: vediamo il giovane mangiare al ristorante con la portata perfettamente impostata a livello di ordine decorativo e numerico; assistiamo al lavaggio delle mani che denota un’ossessione marcata per la pulizia, tale da impedire ad Howard di porgere l’asciugamano al signore o toccare la maniglia della porta per paura dei germi. Scorsese spinge il protagonista verso un tentativo vano di sconfiggere le sue manie e lo fa infine precipitare in un baratro di solitudine e ossessioni al limite della follia. A fasi alterne si svelano i pregi e i difetti di una star assoluta degli anni ‘30 e ‘40, periodo di profondi cambiamenti sociali e politici che hanno interessato da vicino la nazione americana e il suo modo di concepire i rapporti con il mondo e l’inevitabilità della Seconda Guerra Mondiale. Nel dedalo di situazioni molteplici, Hughes seleziona il suo inserimento nello star system: il lusso lo fa da padrone ed esso attira con forte magnetismo le donne, tra le quali si distinguono Katharine Hepburn, interpretata da una bravissima Cate Blanchett, ed Ava Gardner, cui da il volto la bella Kate Beckinsale. Scorsese evidenzia con vigore l’epoca del divismo nascente, che in quegli anni vede il suo maggiore exploit, è conferisce al concetto di visibilità un valore considerato allora imprescindibile. L’occhio dei giornalisti manifesta la curiosità più ecclatante attraverso le lampadine scoppiettanti delle macchine fotografiche, che per Scorsese sono riflessi di notorietà alla quale si deve pervenire a tutti i costi per contare qualcosa in una società impietosa e selettiva. A questa logica Hughes aderisce, ma in un secondo momento sembra volersi sottrarre, preferendo la meditazione solitaria che non gli reca il disagio della collettività. Il potere egli lo acquisisce, dapprima con la cospicua eredità del padre, poi lo conferma e lo accresce grazie alle sue doti e alla sua caparbietà nell’imporsi alle leggi apparentemente ostili nei suoi confronti. La sua linea aerea entra in conflitto con gli interessi della Panam di Trippe, ma crea svolte importanti come la creazione di nuovi velivoli tecnologicamente avanzati, che gli permettono di superare traguardi incredibili. Persino il grave incidente aereo che coinvolge Hughes non gli impedisce di maturare, anzi lo rende più forte ed ostinato. Scorsese conclude dignitosamente il suo omaggio a Hughes, con un finale quasi in medias res che sembra indurre lo spettatore ad informarsi sulla reale fine del magnate. Leonardo DiCaprio non ha bisogno di consensi né conferme, l’attore si dimostra uno dei più bravi nel calarsi nei panni di qualunque personaggio, studiando la parte in ogni dettaglio. Il connubio fra regista ed interprete, perciò, funziona a meraviglia e il prodotto finale soddisfa ampiamente pubblico e critica, sfoggiando uno stile perfetto e contenuti biografici aderenti al moderato intento di far spettacolo.
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