
Titolo originale: The imaginarium of Doctor Parnassus
Regia: Terry Gilliam
Cast: Christopher Plummer, Heath Ledger, Lily Cole
Musiche: Michael Danna![]()
Produzione: Canada 2009
Genere: Fantastico
Durata: 120 minuti![]()
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Trama
Il dottor Parnassus (Christopher Plummer) viaggia nei secoli dell’umanità dopo aver vinto una scommessa con il diavolo che gli ha reso l’immortalità. Con il suo carrozzone itinerante, sua figlia Valentina (Lily Cole), un eccentrico giovane e un nano, mette in scena un grande spettacolo per le strade del mondo dove chi oltrepassa uno specchio magico realizza i desideri più profondi. Quando il diavolo reclama Valentina per un’antica scommessa, Parnassus pensa al misterioso Tony (Heath Ledger) per risolvere la drammatica situazione.
Recensione
L’ex Monty Python Terry Gilliam è di certo un regista coraggioso la cui ambizione travalica i limiti dell’ordinario. Questa sua fantastica storia possiede dell’incredibile sia per quanto riguarda l’intera struttura filmica, sia per ciò che concerne l’apparato contenutistico che la muove. Gilliam non rappresenta solo l’artista cinematografico per eccellenza, ma concettualmente si pone entro quella cerchia di talenti veri che possono realmente influire sull’andamento imprevedibile di una settima arte che vuole e deve evolversi. Le idee del regista vanno ben oltre convenzioni e ispirazioni classiche, divengono spunti geniali al servizio di uno spettacolo unico e non legato a schemi precisi. “Parnassus” mette in evidenza doti creative superlative, in grado di enfatizzare il credibile rendendolo pura fantasia: la cultura di Gilliam volge al satirico, ma anche al parodico, rivalutando nel tempo antiche tragedie e commedie fuse in una realtà moderna che conserva in sé la conoscenza di secoli lontani. Il carattere favolistico trova una paradossale conciliazione con l’era metropolitana già nel suo “La leggenda del re pescatore”, il film idealmente più vicino a “Parnassus”, tuttavia Gilliam non trae eccezionali trovate solo dalla sua filmografia: traccia precisamente una linea narrativa che approda all’intrattenimento spettacolare attraverso il gusto del teatrale, e l’esempio lampante di tale fervente vocazione la si scorge fortemente in quel Tim Burton così affezionato all’ilarità circense da introdurla in ogni suo capolavoro, “Big Fish” per citarne uno. In effetti il potenziale visivo di “Parnassus” si dimostra semplicemente straripante, ricco di risorse sfruttate ampiamente a partire da un’elaborata regia funambolica, dove la tecnica di Gilliam è evidente. Con le più disparate angolature, in un gioco di campi studiati ed inquadrature ossessivamente scrutanti, parlando per la maggior parte di primi e primissimi piani, la storia prende piede e poggia non sul tema ma sui suoi personaggi, ammantati di un’eccentricità che sfocia persino nel grottesco. Il giovane innamorato di Valentina vuol essere il fattore ribelle più prossimo al mito della fuga verso l’ignoto, così la ragazza è essa stessa approssimazione dell’atteggiamento smarrito e al contempo sicuro in una realtà mai completamente credibile. Il nano Percie crea forse il presupposto per iniziare a riflettere sulla saggezza applicata all’intangibile, Tony ricerca un ambiguo prestigio che giustifichi la sua presenza nel mondo e Parnassus insegue il sogno di tornare a vivere con la consapevolezza che una fine ci sia per tutti prima o poi. Il concetto di immortalità è legato quindi ad una sorta di desiderio perverso che attira e irretisce, strumento di tentazione in mano al diavolo. Tutto si concentra al fine su uno specchio di carta che costituisce un ponte fra dramma esistenziale e seconda vita, consuetudine e rivalutazione di se stessi attraverso la dimensione onirica. Il portale messo in scena da Gilliam assume poi i connotati della riflessione non solo materiale ma soprattutto filosofica: “Parnassus” è una discussione sul potere dell’immaginario, figura semantica che non può essere circoscritta in limiti precisi, bensì personalizzata, rinvigorita, espansa, alimentata. La splendida trovata di Gilliam ha superato con non poche difficoltà la prova dell’imprevisto latente, uno su tutti la morte improvvisa di Heath Ledger. La tragedia ha indotto il regista a rivalutare l’intera trama del film, adattandola alle scene in cui Ledger era ancora vivo: il risultato è una struttura ancor più solida che gioca con le fattezze degli attori, chiamando all’appello interpreti quali Johnny Depp, Colin Farrell e Jude Law, i cui volti danno vita allo stesso Tony ogni qual volta egli attraversi lo specchio magico. L’escamotage funziona a meraviglia, rivelando l’importanza assoluta del mezzo cinematografico. Christopher Plummer è il vero protagonista di questa pirotecnica favola e sostiene il ruolo con quell’autorità che lo ha sempre contraddistinto in tutti i suoi lavori. La narrazione appare lineare fino agli inevitabili flashback tesi a svelare l’intero racconto, su questo la sceneggiatura ha saputo imporsi validamente, nonostante alcuni tempi stanchi che appesantiscono benché necessari.
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