E’ stato uno dei simboli degli anni 80 e grazie a “Ritorno al Futuro” è ritornata in voga quando ormai la sua produzione era già stata chiusa. Di cosa stiamo parlando? Ma della De Lorean!
Unica macchina sportiva della casa di produzione automobilistica De Lorean che, fondata nel 1975 dopo soli dieci anni, finì in banca rotta a causa di alcune bugie sulle prestazioni dell’auto e per l’elevato costo.
Disegnata da uno dei più grandi designer italiani, Giorgetto Giuggiaro, è costituita da una carrozzeria in acciaio inossidabile senza nessuna copertura o verniciatura, apertura degli sportelli ad ali di gabbiano, i quali a causa del materiale molto pesante furono dotati di un sistema a barre di torsione con caricamento a gas che consentiva l’apertura in modo più agevole dello sportello.
Il motore fu sviluppato da Peugeot, Renault e Volvo e deriva dal motore B28F della Volvo, la macchina poteva essere dotata di cambio automatico o manuale, e le sue prestazioni, paragonate ad altre auto sportive, risultavano di media misura. Il prezzo si aggirava sui 25.000$, circa 60.000$ dei nostri giorni.
A decidere che la macchina del tempo del film diretto da Robert Zemeckis e prodotto da Steven Spielberg dovesse essere la De Lorean fu proprio Spielberg, dopo lo scarto di alcune idee come ad esempio un Laser del tempo, e ancora un “frigorifero del tempo” scartato per paura che i bambini potessero imitare la scena.
Per farla diventare la De Lorean che tutti noi conosciamo occorreva però modificarla nell’aspetto e qui furono chiamati in causa due disegnatori, il primo dei quali fu Andrew Probert, ma i suoi disegni risultarono troppo perfetti e vennero scartati proprio perché il regista cercava qualcosa di più arrangiato e pericoloso come prototipo. Caratteristiche che ritrovò nei disegni di Rob Cobb sui quali cadde la scelta finale.
La De Lorean si presentava con un reattore nucleare come strumento di propulsione e vari congegni per il passaggio temporale.
Guidare una De Lorean del tempo potrebbe sembrare facile ma non lo è, bisogna innanzitutto azionare i “circuiti del tempo”, settare l’orologio per decidere la destinazione temporale, avere spazio a sufficienza per poter raggiungere le 88 miglia orarie e mantenerle finché il flusso canalizzatore non si sarà attivato. Una volta attivato la macchina scomparirà e il pilota si ritroverà nella destinazione desiderata.
Altro aspetto da analizzare è una delle parti più importanti della macchina, il flusso canalizzatore, che è appunto il sistema che permette di viaggiare nel tempo. Il flusso canalizzatore ha una forma a Y ed è frutto della mente di Emmet Doc Brown, lo scienziato del film che dopo aver sbattuto la testa ha la brillante idea per poterlo costruire. Nel film ci vogliono 30 anni e tutto il suo patrimonio per la realizzazione dell’opera ma purtroppo non ci viene mai spiegato come costruirne uno e in che modo il flusso riesca a farci viaggiare nel tempo.
La macchina nella trilogia cambia anche il suo sistema di alimentazione, nel primo film è alimentata da pile al plutonio,nel secondo e nel terzo la forma di energia diventa più alternativa e nasce il Generatore di Fusione, sistema di alimentazione che grazie ai rifiuti riesce a dare l’ energia necessaria per il funzionamento.
Per la realizzazione dei tre film si dice siano state usate circa dodici automobili oltre a ricostruzioni e modellini in scala. Il produttore Steven Spielberg è proprietario di una delle tre auto modificate usate per il primo “Ritorno al Futuro”, quindi qualora anche noi volessimo fare un giro non dovremmo far altro che andare a bussare al suo campanello. Attenzione però a non modificare il passato,ci potrebbero essere conseguenze sul futuro…
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